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R. Radiguet e "il Diavolo in corpo" Stampa E-mail

"Il Diavolo in corpo" è uno dei romanzi che più mi ha colpito: oggi si direbbe che è politicamente scorretto. Non sta bene scrivere "...cosa fu la guerra per tanti ragazzi: quattro anni di grandi vacanze". E' compito di ogni buon intellettuale impegnato e pacifista sottolineare in ogni occasione la drammaticità delle guerre, la loro assurdità, l' abbruttimento delle vite di tutti, anche di chi non partecipa direttamente ai combattimenti. E questo che fa? Ci racconta una storia, che si intuisce essere stata vissuta, almeno in modo simile, dallo stesso autore: un ragazzo giovane approfitta della partenza per il fronte di un neo sposo per sedurre la moglie appena più grande di lui e soddisfa la propria egoistica ricerca del piacere.

Si, mi piace! Lo stile asciutto, preciso e chiaro esalta il cinismo del racconto: quando leggerete la conclusione.... Intanto vi do un assaggio:

"... quale non fu la mia sorpresa nel vedere un gruppo di persone davanti al cancello dei M. Dalle due del pomeriggio, la loro giovane domestica, impazzita, si era rifugiata sul tetto e rifiutava di scendere. I M., terrorizzati dallo scandalo, avevano chiuso tutte le imposte, sicché la tragedia di quella pazza sul tetto era ingigantita dal fatto che la casa pareva abbandonata. Qualcuno gridava, era indignato che i suoi padroni non facessero nulla per salvare la sciagurata. Questa esitava sulle tegole, senza avere tuttavia l' aria di ubriacona..."
"Era ancora al suo posto. ...arrivarono i pompieri: in sei scavalcarono il cancello, circondarono la casa, arrampicandosi su ogni lato. Appena uno apparve sul tetto, la folla si mise a vociare per avvisare la vittima. A quelle urla, la pazza, armatasi di tegole, ne tirò una sull' elmetto del pompiere arrivato sul tetto. Gli altri scesero in fretta."
"... cento torce illuminarono improvvisamente la pazza come lampi al magnesio per fotografare una nuova stella. Fu allora che, agitando le mani in segno di addio, e credendo fosse la fine del mondo, o semplicemente che stessero per prenderla, la donna si gettò dal tetto, cadendo spezzò la tettoia, con un fracasso spaventoso, per schiantarsi poi sui gradini di pietra. Fino a quel momento mi ero sforzato di sopportare tutto, ma quando sentii -è ancora viva- caddi privo di conoscenza. Al ritorno, ripassando davanti al luogo, credetti di vedere dietro il cancello una sagoma bianca, il fantasma della domestica! Era il padre M., con un berretto di cotone, che contemplava i danni, la tettoia, le tegole, il prato, le siepi, i gradini sporchi di sangue, il suo prestigio distrutto."

R. Radiguet nasce nel 1903, frequenta poco la scuola a causa della guerra, si dedica al giornalismo dall' età di quindici anni. Scrive questo romanzo a diciotto. Muore di tifo a venti.

 
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