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Pagina 3 di 9 Delle Crisalidi Ma il sesto dì la mia famiglia trovo dispersa tutta lungo le pareti. Come le sacre vittime d'un tempo s'apprestavano degne col digiuno, i bruchi alunni mondano i precordi, ricusano la fronda. È giunta l'ora. Consapevoli quasi del mistero imminente, s'ammusano l'un l'altro, lenti volgendo ad ora ad or la testa, esplorano gli arredi gli scaffali le cimase gli spigoli, un rifugio cercando eccelso come gli stiliti. Cercano in vero il luogo ove celarsi dai nemici del cielo e della terra; quale vigilia torpida li attenda ben sanno e sotto quale spoglia inerte pendula ignuda, senza la custodia del bombice di sua seta fasciato; ché le Diurne mutansi in crisalidi non difese che dalla forma subdola, dalla tinta sfuggente, non armate che di silenzio immobile e d'attesa. Dato è perciò seguire nel mistero i pellegrini della forma. Eletto un rifugio sicuro, il bruco intreccia poche fila in un cumulo, a sostegno, v'infigge i ganci delle zampe estreme e s'abbandona capovolto come l'acrobata al trapezio. Un giorno intero resta pendulo immoto, in doglia grande, fin che si fende a sommo e la crisalide convulsa vibra, si sguaina lenta dalla spoglia villosa che risale, s'aggrinza, cade all'ultimo sussulto. Ogni forma di bruco è dileguata: la crisalide splende, il nuovo mostro inquietante ambigüo diverso da ciò che fu da ciò che dovrà essere! Pendula, immota, senza membra, fusa nel bronzo verde maculato d'oro, cosa rimorta la direste, cosa d'arte, monile antico dissepolto; un minuscolo drago vi ricorda il dorso formidabile di punte, la maschera d'un satiro v'appare nel profilo gibboso e bicornuto. Dove il bruco defunto, la farfalla apparitura? La Natura, scaltra nasconditrice, deviò lo sguardo dell'uomo del ramarro della passera. Ma la farfalla tutta, se badate ben sottilmente, appare a parte a parte in rilievo leggiero: il capo chino tra l'ali ripiegate come bende, l'antenne la proboscide le zampe giustacongiunte al petto. La crisalide ritrae la farfalla mascherata come il coperchio egizio ritraeva le membra della vergine defunta. Ma già - mentre ch'io parlo - i bruchi tutti sono vòlti in crisalidi. Al soffitto agli scaffali al dorso dei volumi famosi, alle cornici delle stampe, financo - irriverenza - al naso adunco, alla mascella scarna del Poeta, ovunque la mia stanza è un scintillare di pendule crisalidi sopite. Guardo e sorrido. E un velo di tristezza mi tiene già gli alunni ripensando che più non sono e loro schiera bruna raccolta intorno alle mie carte quando rinnovavo la selva agropungente e m'era caro il crepitìo di lime dei compagni famelici a seguirne i moti e l'attitudini e ritrarne col pennello e col verso il divenire. Oggi tutto è silenzio di clausura, digiuno, attesa immobile, sgomento di necropoli tetra. Alle pareti ogni defunto è un pendulo monile, ogni monile un'anima che attende l'ora certa del volo. Ed io mi sono quel negromante che nel suo palagio senza fine, in clessidre senza fine, custodisce gli spiriti captivi dei trapassati, degli apparituri. Veramente la mia stanza modesta è la reggia del non essere più, del non essere ancora. E qui la vita sorride alla sorella inconciliabile e i loro volti fanno un volto solo. Un volto solo. Mai la Morte s'ebbe più delicato simbolo di Psiche: psiche ad un tempo anima e farfalla scolpita sulle stele funerarie da gli antichi pensosi del prodigio. Un volto solo...
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