articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella da www.corriere.it
Non è vero che i politici mangiano: bevono anche. Una
sete pazzesca, da impolverati cammellieri del Sahel. Basti dire che
l'anno scorso la Camera ha pagato 360 mila euro di bollette d'acqua. E
il Senato (compresi misteriosi "approntamenti dei servizi
anti-incendio") 400 mila. Pari, insieme, a 650 mila metri cubi d'acqua.
Come se per ogni giorno di seduta fosse riempita un'enorme piscina
olimpionica. Eppure, diranno, si sono tolti il bicchiere di bocca: con
un taglio a Montecitorio di circa il 20%. Segno che confidano,
meteorologicamente almeno, in un anno meno rovente. Il risparmio sulla
"fonte della vita" è però uno dei pochi, sul fronte delle spese del
Palazzo. Il quale, a dispetto delle vacche magre, ha succhiato e
continua a succhiare alla generosa mammella delle pubbliche casse con
una voracità che, qui e là, grida vendetta. Uno per tutti? Qualche
cervellone ha avuto l'idea, forse per sottrarre i committenti alle
pernacchie dei passanti, di varare la progettazione e la costruzione di
un sottopassaggio per unire Montecitorio a una delle sue numerose
dependances, cioè il palazzo Theodoli su via del Corso.
Dall'uno all'altro palazzo saranno, a farla grossa, cinque passi.
Stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro. Un milione a passo.
Quanto costano oggi imuratori, signora mia... I bilanci dei palazzi del
Palazzo, ecco il punto, sono la prova di come la politica, sia coi
governi di destra, sia con quelli di sinistra, abbia continuato in
questi anni a divorare soldi alla faccia delle quotidiane denunce di
conti in rosso e dei quotidiani appelli ai cittadini perché tirino la
cinghia. Per cominciare, questi palazzi del Palazzo, come fossero di
mattoni transgenici, continuano a crescere e si moltiplicano e si
sdoppiano e dilagano nel centro di Roma. La mappa a fianco dice tutto:
Camera e Senato nel 1948, quando il padre e la madre
di Rosa Russo Jervolino, ministro l'uno e sottosegretario l'altra,
andavano in ufficio in bus, occupavano quattro edifici. Oggi ne hanno
una trentina. Vorremmo essere più precisi ma è impossibile: spesso un
palazzo ne ha inglobato un altro e un altro ancora. Così che quello di
Vicolo Valdina sono in realtà due, il complesso "Palazzi Marini" sono
quattro... Totale? Boh... Sono talmente tanti che i soli traslochi
dall'uno all'altro, ogni volta che che un gruppo parlamentare, una
commissione o un singolo senatore cambia stanza, costano per
"facchinaggio" un milione 275 mila euro, con un aumento di 45 mila euro
rispetto al 2005. Perché il 16% in più? Risposta: «Si è dovuta tenere
in giusta considerazione la spesa aggiuntiva che si determinerà nel
corso dell' anno per le esigenze inevitabili nel corso del cambio di
una legislatura ».
Ovvio. Ma a quel punto subentra un'altra domanda: come
mai allora, per facchinaggio e traslochi la Camera, che ha il doppio
dei parlamentari, spende meno del Senato (un milione 255mila euro) e
soprattutto ha un aumento (+20 mila euro) dimezzato? Non hanno
cambiato, lì, legislatura? Misteri. Sui quali non può mettere in naso
nessuno. Neppure la Corte dei Conti. Il Parlamento, sensato o
spendaccione, è sovrano. Al punto che ogni anno comunica al Tesoro
quanto vuole e al Tesoro, anche se la cifra è spropositata, non resta
che chiedere amichevolmente un po' di sobrietà. Fine. Né può metter
becco la dirigenza amministrativa dei due Palazzi. A decidere sono, di
fatto, solo deputati e i senatori nominati dai partiti (con scelte
molto oculate) questori di Camera e Senato.
Questori cui è riservato non solo un appartamento ciascuno (non
un ufficio: un appartamento) per vivere più agiatamente la loro
missione,maanche l'ultima e insindacabile parola su tutto. Al punto che
l'ex segretario generale della Camera, Mauro Zampini, si rifiutò per
anni di partecipare alle riunioni in cui, di fatto, avrebbe fatto la
parte del due di coppe con briscola a spade. Eppure, le cose sulle
quali la pubblica opinione avrebbe diritto di conoscere i dettagli,
sono tante. A partire proprio dagli appartamenti privati dati in
dotazione, che per consuetudine spettano non solo ai due presidenti
(anche se ad esempio Franco Marini non ci ha dormito mai), ma anche
agli otto vicepresidenti delle due aule parlamentari. Va da sé che uno,
alla lunga, ci si adagia. Al punto di predisporre finché è in carica,
come Carlo V predispose nei dettagli i propri funerali, anche la
propria sistemazione da ex, come ha fatto ad esempio Pierferdinando
Casini, che dopo aver lasciato lo scranno più alto di Montecitorio si è
sistemato nel punto più panoramico del palazzo, una specie di
superattico extra-lusso.
Dai e dai, però, gli spazi non bastano mai. E così,
per uscire dalle ristrettezze dei 575 uffici ripartiti qualche anno fa
a palazzo Marini e dei 4.135 metri quadri assegnati allora ai gruppi
parlamentari, la Camera ha continuato a espandersi e oggi spende in
affitti 32 milioni e 585 mila euro destinati a salire l'anno prossimo
di altri 1,3. Una somma enorme, alla quale vanno sommati i soldi spesi
per le manutenzioni ordinarie: 13,5 milioni. Quanto al Senato, che
riesce a spendere in canoni 5 milioni e 750 mila euro nonostante occupi
un sacco di palazzi (dal "Madama" al "Carpegna", dal "Giustiniani" al
"Cenci") avuti in uso gratuito dal Demanio, era così affamato di metri
quadri che un paio di anni fa ha comprato un paio di proprietà, in
Largo Toniolo e in via dei Chiavari, per 21 milioni e 692 mila euro. Un
affarone, dicono.
Fatto sta che Prodi, appena arrivato a Palazzo Chigi,
rimesso a nuovo da Berlusconi che aveva affidato un radicale restyling
al suo architetto di fiducia Giorgio Pes ("C'erano mobili di cattiva
qualità, ottoni da fiera paesana, stupendi affreschi abbinati con
parquet a spina di pesce, lampade di plexiglas, sudiciume, moquette
color topo...") si è ritrovato un conto da pagare. Una delibera del
Cipe del 29 marzo (dieci giorni prima del voto) che stanzia 69 milioni
668 mila euro per i restauri di alcuni palazzi. Tra i quali 10 milioni
per la ristrutturazione del palazzetto di Largo Toniolo e 18 milioni e
581 mila per quello di Piazza della Minerva e 20 milioni e 865 mila
euro per la manutenzione straordinaria di Vicolo Valdina... Carucci? Ma
no, ma no...
E poi, se servono davvero, i parlamentari i soldi
riescono sempre a trovarli. Al punto che, dopo che la destra aveva
rosicchiato un mucchio di euro perfino dall'8 per mille destinato ai
poveri del mondo per tappare tra l'altro un buco del "fondo volo" dei
piloti Alitalia (vergogna!), la maggioranza di sinistra ha fatto un
piano triennale per la Camera che prevede di spendere 2 milioni 520
mila euro per "rinnovamento ascensori" (168 mila euro per ogni
palazzo), 6 milioni per "rifacimento impianti di condizionamento", 870
mila euro per "smaltimento dei rifiuti speciali" (ulteriore conferma
che Montecitorio c'è talora qualcosa di tossico), 180.000 per
"dispositivi di protezione individuale" (cioè? Boh...), 3milioni e
passa per la "riqualificazione degli ambienti delle commissioni
parlamentari e del palazzo dei Gruppi". Dulcis in fundo: 750 mila euro
per la "sostituzione di arredi non ergonomici". Una spesa che in questi
tempi di magra, converrete, era assolutamente in-di-spen-sa-bi-le.