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«Con il Pdl mai, non pensano al lavoro» Stampa E-mail
Pietro Ichino, candidato del Pd: «Il precariato? Non è colpa della legge Biagi»

articolo di Alessandro Sala da www.corriere.it

 MILANO - «Non avrei accettato l'offerta di Berlusconi. Lo ringrazio del pensiero, ma il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante, non si trova nulla se non un incentivo soo al lavoro maschile come la detassazione degli straordinari che sono fatti per quattro quinti dagli uomini e non dalle donne. Quello schieramento ha inoltre una scarsa visione internazionale del lavoro, tesa a chiusure e dazi. Le imprese straniere portano energie, risorse, produttività. La chiusura nei confronti degli investimenti dall'estero nuoce in primo luogo ai lavoratori e il caso Alitalia ne è la prova evidente» Lo ha detto Pietro Ichino, candidato del Pd in Lombardia, nel corso della videochat con i lettori di Corriere.it, replicando alle affermazioni del leader del centrodestra che aveva spiegato che «abbiamo sbagliato a non candidare uno come Ichino».«Nel Partito democratico - ha aggiunto il professore - mi trovo più a mio agio».

FLESSIBILITA' DEL LAVORO - Si è poi parlato di flessibilità del lavoro e in questo contesto Ichino ha esaltato i modelli britannico e scandinavo: «Hanno una più elevata mobilità sociale, c'è più possibilità di far valere le proprie capacità e il proprio merito. Sono sistemi in cui le strutture produttive riescono a reagire meglio agli shock tecnologici e quindi riescono ad adattarsi meglio al sistema in continua evoluzione. Questo genera un mercato del lavoro più flessibile, che è la garanzia maggiore per i lavoratori, perchè non c’è garanzia maggiore che quella di poter sbattere la porta in faccia al proprio datore di lavoro quando si vuole passare ad un posto migliore. Servono elementi di sicurezza per il mercato del lavoro. Oggi non ci sono e questo fa sì che gli italiani ne abbiano paura, a differenza dei cittadini dei Paesi del nord Europa che sanno che il mercato del lavoro è proprio la loro forza».

LA LEGGE BIAGI - Ichino ha anche preso le difese della legge Biagi spiegando che non è stata quella la fonte della precarietà perché tutte le forme di contratto in essa previsti già esistevano in passato. Del resto, ha evidenziato, «Marco Biagi ha proseguito con il centrodestra una linea di lavoro che aveva già incominciato a perseguire collaborando con i ministri Treu e Bassolino, dei precedenti governi di centrosinistra». Per Ichino «vanno evitati i falsi bersagli» perché «il fenomeno del lavoro precario viene da molto lontano ed è l’altra faccia del processo di eccessiva ingessatura del lavoro standard e regolare». Tuttavia «occorre regolare e riequilibrare il mercato del lavoro». «La direzione in cui vogliamo muoverci - ha spiegato - è quella della migliore flexicurity europea, per conciliare e adattare strutture produttive con il massimo possibile della sicurezza e del benessere economico delle persone. Che non sempre si possono costruire su un singolo posto di lavoro, bensì su un mercato del lavoro efficiente e con sostegni ai lavoratori in mobilità o in attesa di una nuova occupazione».

«BASTA IDEOLOGIE» - Al lettore che gli chiedeva come possa candidarsi in uno schieramento che ha osteggiato apertamente la legge 30, ha spiegato che «non è il Partito democratico che ha fatto della lotta alla legge Biagi un suo cavallo di battaglia, ma una coalizione di governo che ha puntato contro un bersaglio errato perché lo richiedeva l’ala sinistra della coalizione. che su questo punto ha sbagliato clamorosamente. Il Pd è nato proprio per voltare pagina su errori come questi. La legge Biagi non è perfetta ma non ha favorito il precariato in Italia. Quello che è vero è che non ha combattuto e superato il dualismo del nostro diritto del lavoro, non ha favorito il nascere di un diritto del lavoro capace di svilupparsi in modo uniforme a tutta la forza lavoro dipendente italiana. Per questo credo sia giusto pensare di andare oltre la logica di questa legge». La ricetta è dunque quella del punto di equilibrio, per lasciarsi alle spalle «l'illusione di sicurezza» data da una «protezione estrema che in realtà indebolisce le imprese» mentre «sul versante opposto c’è un vero far west con 6 milioni di persone del tutto prive di protezione».

IL CASO ALITALIA - Del resto, ha evidenziato, le tutele previste dall'ordinamento oggi si applicano «solo alla metà della forza lavoro dell'Italia, mentre l'altra metà porta il peso di tutta la flessibilità di cui il sistema ha comunque bisogno». E questo, ha sottolineato, «è ingiusto e improduttivo, un sistema di apartheid del tutto inefficiente». E, secondo Ichino, lo dimostra bene il caso Alitalia, dove «nonostante le elevate protezioni sindacali di cui godono i suoi dipendenti, il loro posto di lavoro è a rischio». E sempre a proposito della compagnia di bandiera, il candidato del Pd è tornato a puntare il dito contro l'ostracismo mostrato dal centrodestra nei confronti di una cessione ad Air France-Klm, in nome della difesa dell'italianità: «Il lavoro dei dipendenti di Alitalia può essere valorizzato meglio dal massimo vettore europeo del settore aereo, piuttosto che da un cattivo imprenditore italiano».

IL PUBBLICO IMPIEGO - Ichino, che in passato ha denunciato la presenza di «fannulloni» nella pubblica amministrazione e la sostanziale l'impossibilità di rimuoverli dalle loro funzioni, ha anche risposto ad aclune domande di dipendenti statali, riconoscendo che «se l'Italia sta in piedi è perché c'è una maggioranza di dipendenti pubblici che fa il suo dovere, che lavora per due, facendo anche la parte di chi invece non lavora». Tuttavia, ha precisato, «se si vuole voltare pagina occorre introdurre anche nelle strutture pubbliche la cultura della valutazione e della misurazione, cioé la possibilità di premiare chi lavora meglio». Inoltre «bisogna poter spostare i lavoratori, che spesso sono sovrabbondanti in alcuni comparti e carenti in altri». Non essendioci il pungolo del mercato, la valutazione dovrebbe essere affidata, secondo Ichino, a organismi appositamente preposti e agli stessi cittadini attraverso strmenti simili alla «public revue» britannica.

I LAVORATORI AUTONOMI - Ichino ha infine parlato dei lavoratori autonomi, «sono un sesto abbondante della nostra forza lavoro e danno un contributo fondamentale all’economia del Paese», evidenziando la poca considerazione ricevuta negli ultimi vent'anni da sinistra. «Bisogna correggere questa stortura - ha detto - determinata dall’errore ideologico secondo cui il lavoro autonomo può essere maltrattato. Non deve essere più così».

 
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