TINTO HOME PAGE






Home arrow Notizie arrow Varie arrow La messa in latino? Make Text BiggerMake Text SmallerReset Text Size
La messa in latino? Stampa E-mail
La Commissione Pontificia: i Vescovi boicottano l'invito del Papa a celebrare la Messa in latino.

articolo di Giacomo Galeazzi per “La Stampa”

  «I vescovi italiani ostacolano la messa in latino e in Vaticano riceviamo sempre più proteste di fedeli delusi». Dopo il monito del Papa contro le resistenze al «Motu proprio», adesso a stigmatizzare il boicottaggio episcopale dell’antico rito preconciliare, è «Ecclesia Dei», la pontificia commissione incaricata da Benedetto XVI di rimuovere gli ostacoli alla liberalizzazione delle vecchia messa.

Secondo la denuncia di monsignor Camille Perl, segretario di «Ecclesia Dei» il cui compito è soprattutto quello di favorire il rientro dei lefevbriani all’interno della Chiesa cattolica, la maggioranza dei vescovi italiani («con poche ammirevoli eccezioni») impedisce ai sacerdoti di celebrare in latino e pone ostacoli all’applicazione del «Motu proprio» di Benedetto XVI.

Stessa disobbedienza al Papa da parte di «tanti Superiori Generali di ordini religiosi che vietano ai loro sacerdoti di celebrare la messa secondo il rito antico». Un ostruzionismo delle gerarchie, insomma, sulla scia della Germania, dove «la Conferenza episcopale ha pubblicato una direttiva molto burocratica che rende di difficile applicazione il “Motu proprio”».

Di fronte al «muro di gomma» episcopale, alcuni gruppi di giovani sacerdoti hanno preso l’iniziativa di celebrare la messa secondo il rito antico senza chiedere l’autorizzazione ai vescovi. «Alcuni presuli hanno reagito a queste iniziative, altri no. Del resto, il Papa aveva messo nelle mani dei preti il messale antico- spiega Perl-.Intanto si accumulano sulla mia scrivania le lettere di fedeli che reclamano l’applicazione del “Motu proprio”». E i problemi si moltiplicano.



«Il rito riformato da Paolo VI è in vigore da 40 anni e ci sono molti preti che non sanno celebrare la vecchia messa, anche perché sono stati indottrinati secondo una visione precisa. E cioè che la vecchia liturgia fosse superata- rincara la dose il segretario di “Ecclesia Dei”-.Tuttavia ci sono molti giovani sacerdoti che vogliono celebrare la messa in latino e il Papa quattordici mesi fa ha firmato il “motu proprio” anche pensando a loro». Un numero crescente di fedeli «esprime profonda delusione poiché pensavano a un’applicazione immediata e capillare ovunque».

In pratica, «i vescovi dovrebbero favorire la formazione di sacerdoti preparati per celebrare in latino ma questo non avviene ancora». Invece, aggiunge Perl, «non tocca ai vescovi la responsabilità di concedere o meno la celebrazione in latino ai fedeli che la richiedono: sono i parroci a dover rispondere alle richieste dei fedeli, e il “motu proprio” prescrive che i sacerdoti debbano accoglierle in ogni caso se si tratta di un gruppo stabile».

La realtà, però, è ben diversa dalle intenzioni del Pontefice e il «fronte del no» schiera porporati influenti come il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, il primo a prendere le distanze dalla decisione papale annunciando che lui non avrebbe celebrato alla maniera antica e sottolineando che «il vescovo non può moltiplicare le celebrazioni». Luca Brandolini, vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo e commissario Cei per la liturgia, bolla la liberalizzazione della messa tridentina come l’«affossamento di una delle più importanti riforme del Concilio Vaticano II» e «il lutto più triste per me vescovo».

A Pisa l’arcivescovo Alessandro Plotti, malgrado il “Motu proprio” stabilisca che i fedeli si rivolgano direttamente ai parroci, è intervenuto con una notificazione stabilendo che «in nessuna parrocchia si introduca l’uso del messale del 1962», solo «per offrire in maniera indiscriminata la celebrazione in latino», e ordinando che «prima di concedere o di negare tale privilegio» si passi comunque per il vescovo.

Volontà di restrizione del provvedimento papale e avversione sotterranea anche da parte del vescovo di Novara, Renato Corti, che dopo aver incaricato l’ufficio liturgico diocesano, ha chiesto una riunione straordinaria della Conferenza episcopale regionale per discutere il «motu proprio» e da parte del vescovo di Alba, Sebastiano Dho, presidente della Commissione liturgica dei vescovi piemontesi, secondo cui il provvedimento di Benedetto XVI rischia di «creare una Chiesa parallela».

 
< Prec.   Pros. >
Joomla! Template Supplied by Netshine Software Limited