| R. Radiguet e "il Diavolo in corpo" |
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"Il Diavolo in corpo" è uno dei romanzi che più mi ha colpito: oggi si direbbe che è politicamente scorretto. Non sta bene scrivere "...cosa fu la guerra per tanti ragazzi: quattro anni di grandi vacanze". E' compito di ogni buon intellettuale impegnato e pacifista sottolineare in ogni occasione la drammaticità delle guerre, la loro assurdità, l' abbruttimento delle vite di tutti, anche di chi non partecipa direttamente ai combattimenti. E questo che fa? Ci racconta una storia, che si intuisce essere stata vissuta, almeno in modo simile, dallo stesso autore: un ragazzo giovane approfitta della partenza per il fronte di un neo sposo per sedurre la moglie appena più grande di lui e soddisfa la propria egoistica ricerca del piacere. Si, mi piace! Lo stile asciutto, preciso e chiaro esalta il cinismo del racconto: quando leggerete la conclusione.... Intanto vi do un assaggio: "... quale non fu la mia sorpresa nel vedere un gruppo di persone davanti al cancello dei M. Dalle due del pomeriggio, la loro giovane domestica, impazzita, si era rifugiata sul tetto e rifiutava di scendere. I M., terrorizzati dallo scandalo, avevano chiuso tutte le imposte, sicché la tragedia di quella pazza sul tetto era ingigantita dal fatto che la casa pareva abbandonata. Qualcuno gridava, era indignato che i suoi padroni non facessero nulla per salvare la sciagurata. Questa esitava sulle tegole, senza avere tuttavia l' aria di ubriacona..."
R. Radiguet nasce nel 1903, frequenta poco la scuola a causa della guerra, si dedica al giornalismo dall' età di quindici anni. Scrive questo romanzo a diciotto. Muore di tifo a venti. |