Brzezinski: «Come Stalin e Hitler. Ora l'Occidente deve farsi sentire»
intervista di Nathan Gardels, Global Viewpoint, distribuito da Tribune Media Services (Traduzione di Rita Baldassarre)
Zbigniew Brzezinski, che cosa deve pensare il mondo dell'invasione russa della Georgia?
«Ciò
che è in gioco, fondamentalmente, è il tipo di ruolo che la Russia
vuole ricoprire nel nuovo sistema internazionale. Sfortunatamente,
Putin sta avviando la Russia su una rotta che ricorda da vicino quella
di Stalin e di Hitler sul finire degli anni Trenta. Il ministro degli
Esteri svedese, Carl Bilt, ha sottolineato il parallelo tra la
"giustificazione" di Putin per smembrare la Georgia — la presenza russa
nell'Ossezia del Sud — e le tattiche di Hitler nei confronti della
Cecoslovacchia, per "liberare" i tedeschi sudeti. Ancor più minacciosa
è l'analogia tra quello che Putin sta facendo in Georgia e quello che
Stalin fece in Finlandia, vale a dire, sovvertire con l'uso della forza
la sovranità di un piccolo Stato confinante democratico. A tutti gli
effetti, morali e strategici, la Georgia è la Finlandia dei nostri
giorni. La questione che oggi la comunità internazionale deve
affrontare è come reagire a una Russia che ricorre sfacciatamente
all'uso della forza, con un più vasto disegno imperiale in mente:
reintegrare il territorio ex sovietico sotto il dominio del Cremlino e
impedire all'Occidente l'accesso al Mar Caspio e all'Asia centrale,
grazie al controllo sull'oleodotto Baku/Ceyhan che attraversa la
Georgia. Se la Georgia capitolerà, non solo l'Occidente si ritroverà
tagliato fuori dal Mar Caspio e dall'Asia centrale, ma possiamo
logicamente prevedere che Putin, se non troverà ostacoli, userà la
medesima tattica verso l'Ucraina, Paese contro il quale ha già espresso
minacce».
Che cosa può fare l'Occidente per ostacolare questi nuovi piani della Russia?
«Tutta
la comunità internazionale deve dichiarare apertamente che questo tipo
di comportamento verrà sanzionato con l'ostracismo e con penalizzazioni
di tipo economico e finanziario. Infine, se la Russia persiste su
questo cammino, verrà punita dalla comunità internazionale con
l'isolamento, un rischio di portata ben più grave per il suo benessere.
Gli Stati Uniti, in particolare, devono accollarsi la responsabilità
maggiore per mobilitare una risposta collettiva internazionale.
L'invasione della Georgia da parte della Russia è un triste commento
sugli otto anni di illusioni che la Casa Bianca ha nutrito nei
confronti di Putin e del suo regime. Ricordo in modo particolare due
commenti: il primo di Bush, che quando incontrò Putin ebbe a dire di
aver letto nella sua anima e di fidarsi di lui. Il secondo, non molto
tempo fa, di Condi Rice, la quale ha affermato che i rapporti americani
con la Russia non sono mai stati così buoni nel corso della storia!».
John McCain ha già suggerito che la Russia dovrebbe essere espulsa
dal G8. È una misura che anche lei prenderebbe in considerazione?
«Il
G8 rappresenta comunque una finzione impotente. Le misure di condanna
dovranno andare ben oltre. Si tratterà di uno sforzo concertato a tutti
i livelli — alle Nazioni Unite, nel Consiglio Atlantico, nell'Unione
Europea e nella Nato, dietro consultazione di Giappone, Cina e altri».
L'Occidente è obbligato ad aiutare la Georgia a resistere all'attacco russo con qualche forma di sostegno militare?
«La
questione non è quali sono gli obblighi dell'Occidente in questo
momento. La questione riguarda i nostri interessi a lungo termine. Se
la Russia, travisando il suo potere e le sue capacità, oggi intraprende
un cammino apertamente nazionalistico e imperialistico, noi tutti
pagheremo le conseguenze. Pertanto è importantissimo che la Russia
venga fermata adesso, avviando uno sforzo concertato e globale di
opposizione e di condanna dell'invasione russa. Si potrebbe arrivare a
sanzioni economiche e finanziarie, anche se si spera che altri leader
russi, tra cui l'élite economica, saranno capaci di conservare il
sangue freddo e tener presenti quali sono le aree vulnerabili del
Paese. La Russia non è in grado di affrontare un'altra Guerra fredda».
Una risposta potrebbe essere quella di ammettere immediatamente la Georgia nella Nato?
«L'Occidente
ha rinunciato ad estendere il "piano d'azione" per l'inclusione della
Georgia nella Nato proprio per rispetto delle obiezioni russe. Adesso è
chiaro che la deferenza mostrata a Putin, alla luce delle sue
dichiarate ambizioni, è stata controproducente. In reazione a quanto
accaduto, la Nato dovrebbe concedere il suo piano di azione alla
Georgia, rafforzando l'impegno espresso a Bucarest lo scorso marzo, che
riguarda appunto l'intenzione di accogliere, in futuro, questo Paese
tra gli stati membri».
OAS_AD('Bottom1');
Lei non ha menzionato nemmeno una volta il presidente russo, Dmitrij
Medvedev, ma solo Putin. Che ruolo ha Medvedev in tutto questo?
«Un
ruolo simile a quello del capo di Stato dell'Unione Sovietica nel 1950.
Chi ricorda più il suo nome? La vera autorità era invece qualcuno che
ancora oggi tutti ricordano... e fa rima con Putin».
|